Sailing watch keeping

COLREG Regola 5: la vedetta impossibile da garantire

“Ogni nave deve mantenere in ogni momento un adeguato servizio di vedetta con la vista e l’udito, nonché con tutti i mezzi disponibili adeguati alle circostanze e alle condizioni del momento, così da poter valutare pienamente la situazione e il rischio di collisione.”

È questa la Regola 5 delle COLREG, il principio su cui si fonda tutta la prevenzione delle collisioni in mare. Per le navi commerciali, con turni di guardia in plancia dedicati ed equipaggi professionisti, è un obiettivo raggiungibile. Per chi naviga da diportista, soprattutto nelle lunghe traversate o con equipaggio ridotto, è una finzione giuridica che genera paradossi pericolosi.

Lo standard commerciale e la realtà del diporto

Le navi commerciali leggono la Regola 5 attraverso la lente delle operazioni professionali: vedette dedicate, turni di guardia strutturati, catene di comando ben definite. La norma è stata scritta proprio pensando a questo modello, e nei contenziosi sulle collisioni tutto ruota spesso attorno a una domanda: le procedure di vedetta sono state rispettate?

Ma chi va per mare da diportista vive una realtà del tutto diversa. Una coppia che attraversa un oceano su una barca di 40 piedi non può permettersi vedette dedicate. A bordo sono cuoco, navigatore, regolatore di vele, meccanico e uomo di guardia, spesso tutto insieme. Mantenere un’adeguata vedetta “con la vista e l’udito” in ogni momento non è soltanto difficile: è fisiologicamente impossibile.

Il paradosso del navigatore solitario

Chi naviga in solitaria affronta la versione più cruda di questa impossibilità. Per definizione, non può tenere una vedetta continua mentre dorme, eppure la legge la pretende “in ogni momento”. Il mondo della vela riconosce questa realtà — le traversate oceaniche in solitaria sono frequenti e celebrate — ma il dettato giuridico resta immutato. In termini di legge, il navigatore solitario viola la Regola 5 ogni volta che chiude gli occhi.

Il problema della stanchezza: la mente sotto stress

Anche quando un equipaggio è formalmente “di guardia”, la sua lucidità cambia enormemente con il livello di stanchezza. Gli studi sulla privazione del sonno dimostrano che le prestazioni mentali crollano in modo drammatico dopo molte ore di veglia:

  • Dopo 17 ore di veglia: lucidità mentale equivalente a un tasso alcolemico dello 0,05%
  • Dopo 24 ore di veglia: equivalente allo 0,10% (oltre il limite legale nella maggior parte degli ordinamenti)
  • Microsonni: brevi perdite di coscienza di 3-15 secondi che si verificano in modo involontario quando la stanchezza è estrema
Fonte: Dawson, D., & Reid, K. (1997). “Fatigue, alcohol and performance impairment.” Nature, 388(6639), 235. https://www.nature.com/articles/41145

Pensa ora al diportista al quarto giorno di traversata, con un sonno fatto a pezzi, mentre cerca di interpretare echi radar complessi o bersagli AIS timonando a mano in mezzo a una rotta commerciale. La sua mente non lavora a pieno regime: va avanti sulle riserve, con tempi di reazione più lenti, giudizio compromesso e minore consapevolezza della situazione.

Ed ecco l’ironia crudele: la Regola 5 pretende che questo navigatore sfinito mantenga “una piena valutazione della situazione” proprio quando la sua mente è meno capace di farlo.

L’anello debole: l’equipaggio inesperto sotto pressione

Su molte imbarcazioni da diporto l'”equipaggio” è un compagno, un amico o un figlio con poca esperienza di mare. Quando lo skipper esperto ha bisogno di riposare, è questa persona meno preparata a prendere il timone. Eppure è legalmente tenuta a garantire la stessa “adeguata vedetta” di un ufficiale di guardia professionista, pur potendo avere:

  • Una conoscenza limitata dei fanali di navigazione e delle regole
  • Nessuna formazione nella lettura di radar o AIS
  • Scarsa esperienza nel valutare velocità e rotte delle altre barche
  • Un alto livello di stress dovuto alla responsabilità

Il risultato è prevedibile: l’anello più debole nella catena della vedetta non è il guasto di un apparato, ma la capacità umana messa alla prova dalle condizioni reali.

La trappola di “tutti i mezzi disponibili”

L’obbligo della Regola 5 di usare “tutti i mezzi disponibili adeguati alle circostanze del momento” crea un incentivo giuridico perverso. Più strumentazione di sicurezza installi a bordo, più alto diventa lo standard a cui sei tenuto.

Da una barca dotata di radar, AIS, autopilota e chartplotter ci si aspetta che sappia usarli tutti con efficacia. Se avviene una collisione e l’indagine rivela che il radar non era tarato a dovere o che l’allarme AIS non era impostato, lo skipper può essere ritenuto negligente, anche se era sfinito da giorni di mare.

Al contrario, una barca con pochissima elettronica deve rispondere ad aspettative più basse. È tenuta a usare solo ciò che è “disponibile” e, se a bordo non c’è nulla di sofisticato, lo standard giuridico si abbassa di conseguenza.

Il paradosso della strumentazione

Più apparati di sicurezza possono in realtà aumentare la responsabilità legale senza accrescere in pari misura la sicurezza, soprattutto quando l’equipaggio è troppo sfinito per usarli bene. Un navigatore riposato con un binocolo può essere più al sicuro di uno esausto alle prese con echi radar complessi e con il filtraggio dei bersagli AIS.

Il dilemma del navigatore assonnato

Ecco la domanda di fondo che la Regola 5 non affronta: cosa è più sicuro? Un navigatore privato del sonno che mantiene una guardia formalmente “continua”, oppure un navigatore ben riposato che ha dormito 3 ore?

La legge impone il primo. La fisiologia suggerisce che il secondo sia di gran lunga più capace di rispondere a una vera emergenza.

Un navigatore che non dorme da 20 ore, con lo sguardo fisso sugli strumenti e una comprensione che si sgretola, può anche spuntare la casella di legge della “vedetta mantenuta”. Ma quando emerge un vero rischio di collisione — un oggetto scuro in acqua, una manovra inattesa di un’altra barca, il guasto di un apparato — i suoi tempi di reazione, il suo giudizio e la sua coordinazione fisica sono tutti compromessi.

Il navigatore che ha dormito 3 ore, e che si sveglia lucido trovando un bersaglio radar a 5 miglia, ha probabilità molto maggiori di mettere in atto una manovra evasiva efficace, pur avendo violato la Regola 5 non tenendo una guardia continua.

Come sarebbe uno standard realistico?

La Regola 5 dovrebbe riconoscere i limiti fisiologici della navigazione da diporto con equipaggi ridotti. Uno standard più onesto potrebbe suonare così:

  • Riconoscere il bisogno di riposo: “La vedetta va mantenuta, salvo quando il riposo dell’equipaggio è necessario alla sicurezza della navigazione”
  • Guardia assistita dalla tecnologia: accettare che i sistemi automatici di prevenzione delle collisioni (allarmi radar/AIS) siano l’unica soluzione pratica per chi naviga in solitaria o con equipaggio ridotto
  • Un approccio basato sul rischio: standard di vedetta più severi in acque trafficate, requisiti ridotti in mare aperto
  • Tenere conto delle capacità dell’equipaggio: norme che considerino il numero e l’esperienza delle persone a bordo
Fonte: I rapporti della UK Marine Accident Investigation Branch (MAIB) indicano con costanza la stanchezza come una delle cause primarie delle collisioni, soprattutto sulle piccole unità commerciali e da diporto. https://www.gov.uk/maib-reports

Finché le regole non cambiano…

Chi naviga da diportista resta intrappolato in una contraddizione impossibile: rispettare una regola fisiologicamente irraggiungibile, oppure accettare di essere formalmente in violazione ogni volta che riposa.

La vera soluzione per la sicurezza non è fingere che un essere umano possa restare vigile senza sosta per giorni e giorni. È progettare sistemi che convivano con i limiti umani: allarmi automatici di guardia, turni di riposo realistici, una gestione dell’equipaggio che metta la lucidità mentale davanti alla conformità formale.

Perché il navigatore sfinito, disperatamente aggrappato alla veglia per soddisfare la Regola 5, è molto più pericoloso del navigatore riposato che ha dormito quando serviva e si è svegliato con la lucidità di gestire una vera emergenza.

La legge dice “in ogni momento”. La biologia dice “è impossibile”. I marinai accorti danno ascolto alla biologia.

Per approfondire

La ricerca di Galvanic Works — due preprint ad accesso libero sull’affaticamento da allerta e sul carico cognitivo in mare.
The 3AM Report — un briefing gratuito sulla sicurezza, con ciò che emerge da centinaia di rapporti di incidente.

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